Chi sono i Lavoratori Svantaggiati?

Lo ha stabilito il Ministero del Lavoro con un decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 8 febbraio.

Tale decreto abroga e prende ufficialmente il posto del D.M. del 20 marzo 2013, che individuava tre sole categorie di lavoratori svantaggiati e aggiorna le categorie di coloro che possono fruire di alcune deroghe in materia di diritto del lavoro tra cui i limiti quantitativi previsti per la somministrazione di lavoro a tempo determinato.

Rientrano nella categoria dei lavoratori svantaggiati, i soggetti che soddisfano, alternativamente, una delle seguenti condizioni:

a) non avere un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi, ovvero coloro che negli ultimi sei mesi non abbiano prestato attività riconducibile a un rapporto di lavoro subordinato della durata di almeno sei mesi, nonché coloro che negli ultimi sei mesi hanno svolto attività lavorativa in forma autonoma o parasubordinata dalla quale derivi un reddito che corrisponde a un’imposta lorda pari o inferiore alle detrazioni spettanti ex art. 13 TUIR;

b) avere un’età compresa tra i 15 e i 24 anni;

c) non aver conseguito un diploma di istruzione secondaria superiore o una qualifica o un diploma di istruzione e formazione professionale rientranti nel terzo livello della classificazione internazionale sui livelli di istruzione, oppure non avere una delle suddette qualificazioni da non più di due anni e non ha avuto un primo impiego regolarmente retribuito;

d) aver compiuto i 50 anni di età;

e) essere un adulto che vive solo con una o più persone a carico, ovvero coloro che hanno compiuto 25 anni di età e sostengono da soli il nucleo familiare in quanti aventi una o più persone a carico (ex art. 12 TUIR);

f) essere occupato in professioni o settori caratterizzati da un tasso di disparità uomo-donna che supera almeno del 25% la disparità media uomo-donna in tutti i settori economici, se il lavoratore interessato appartiene al genere sottorappresentato, ovvero coloro che sono occupati nei settori e nelle professioni caratterizzati da un tasso di disparità uomo-donna che supera almeno del 25 per cento la disparità media uomo-donna, annualmente individuati da apposito decreto e che appartengono al genere sottorappresentato;

g) appartenere a una minoranza etnica di uno Stato membro UE e avere la necessità di migliorare la propria formazione linguistica e professionale o la propria esperienza lavorativa per aumentare le prospettive di accesso ad un’occupazione stabile.

Vengono poi definiti anche i lavoratori molto svantaggiati:

i soggetti che sono privi da almeno 24 mesi di un impiego regolarmente retribuito oppure i lavoratori appartenenti alle categorie “svantaggiate” che siano privi di un impiego retribuito da 12 mesi.

L’aver individuato i lavoratori rientranti nelle categorie di quelli svantaggiati o molto svantaggiati è importante in quanto si tratta di categorie nei confronti delle quali sono previsti o si potranno prevedere specifici incentivi occupazionali per favorire il loro inserimento lavorativo.

 

 

 

Un anno di contributi

In un nostro precedente articolo avevamo indicato le aliquote contributive per gli iscritti alla gestione separata Inps.

In questa gestione lo ricordiamo, vi confluiscono tutti i collaboratori coordinati continuativi con diritto alla disoccupazione (aliquota del 34,72%), i collaboratori senza diritto alla disoccupazione (amministratori di società ad esempio, aliquota del 34,23%), i collaboratori iscritti ad altre forme pensionistiche (aliquota del 24%) e i titolari di partita iva non iscritti ad albi e ordini professionali (25,72%).

Ma, ci hanno chiesto, quanto è necessario versare di contributi per assicurarci un anno di contribuzione?

Ci soccorre la circolare Inps n. 18/2018 che ci ricorda che il minimale contributivo per l’anno in corso è di 15.710,00.

Facciamo un esempio.

Un giovane professionista raggiunge in un anno un reddito di 15.710 euro (poco più di 1.300 euro al mese). Moltiplicando per il 25,72% il reddito di 15.710 abbiamo una contribuzione pari ad euro 4040,61 di cui 3927,50 utili ai fini pensionistici e un anno pieno di anzianità contributiva.

Ma sappiamo che non tutti i giovani professionisti possono raggiungere questa cifra; in questo caso per ottenere un anno di contribuzione dovranno lavorare qualche mese in più (o magari nei casi peggiori anche qualche anno in più). Infatti per un professionista che nel 2018 raggiunge i 10.000 euro di reddito avrà una contribuzione totale di euro 2572 di cui 2500 utile ai fini pensionistici. In tal caso si vedrà accreditato non un anno intero ai fini pensionistici ma poco più di 7 e mezzo (infatti si ha 2500: 327,29 minimale mensile = 7,63).  Per vedersi accreditare un anno ai fini pensionistici dovrà versare altri contributi nell’anno o negli anni successivi.

All’estremo (più fortunato) avremo l’amministratore che ha un reddito di 120.000. In tal caso, per l’anno 2018 dovrà versare alla gestione separata fino al massimale di reddito che è pari a € 101.427,00. La sua contribuzione sarà di euro 34718,46 di cui euro 33.470,91 utili ai fini della sua pensione con ovviamente un intero anno di contribuzione.

Edilizia Imprese regolari solo con il contratto giusto

L’ applicazione del contratto collettivo nazionale dell’edilizia, l’iscrizione e contribuzione alle casse edili sono requisiti indispensabili per la regolarità contributiva delle imprese che operano nel settore dell’edilizia o che svolgono lavorazioni riconducibili a questo tipo di attività. Lo ha ribadito in una recente nota la Commissione nazionale delle case Edili.

Ci sono state infatti diverse segnalazioni di associazioni che reclamano la rappresentatività a livello nazionale che associano aziende a cui fanno applicare contratti collettivi di lavoro nei quali è disconosciuto l’obbligo di iscrizione alle casse edili.

La Commissione nazionale delle Casse edili conferma invece che l’adesione a contratti collettivi diversi dall’ edilizia che disconoscono le casse edili produce l’irregolarità dell’impresa e l’ impossibilità del rilascio della regolarità contributiva, condizione indispensabili per accedere ad appalti pubblici, in particolare.

L’allarme della CNCE è finalizzato a contrastare il fenomeno elusivo che, aggirando le norme con l’escamotage di contratti «alleggeriti», alteragli equilibri e la concorrenza degli operatori sul mercato, danneggiando quanti invece operano nel rispetto della legalità.

Collaborazioni Coordinate Continuative aumento contributi dal 1° Gennaio

Sapremo solo dopo il 4 marzo 2018 (giorno delle elezioni) se la legge Fornero sarà abolita, modificata o rimarrà così com’è.

Intanto dal 1 gennaio 2018, i committenti che hanno in essere o stanno per iniziare una collaborazione coordinata continuativa con un soggetto privo di altra copertura da previdenza obbligatoria (oppure che sia non sia pensionato) dovranno versare all’Inps un 1% in più di contributi alla gestione separata Inps, ultimo aumento previsto dalla riforma Fornero.

L’ aliquota contributiva passa dal 33,23% (fino al 31 dicembre 2017) al 34,23%. Di cui il 22.82% a carico del committente e l’11,41% a carico del collaboratore.

Rimane invariata l’aliquota per i collaboratori coordinati e continuativi già iscritti ad altra tutela pensionistica e/o già in pensione: aliquota al 24% (di cui il 16% a carico del committente e l’8% a carico del collaboratore).

Rimane invariata anche l’aliquota per collaboratori «”professionisti senza cassa» (cioè i lavoratori autonomi con partita Iva), che sono tenuti a pagare l’ aliquota del 26,23% (tutto a carico del professionista con possibilità di rivalsa del 4% sulla fattura al cliente).

Il 16 Febbraio si paga il Premio INAIL

L ‘ autoliquidazione del premio assicurativo  è l ‘appuntamento annuale delle aziende per fare il bilancio dei conti con l’Inail, che gestisce l’assicurazione contro gli infortuni e malattie professionali di dipendenti e collaboratori.

Entro il 16 febbraio bisogna calcolare e versare i premi assicurativi per l’ anno precedente (saldo) e per l’ anno corrente (rata in acconto). Il pagamento può avvenire in unica soluzione o con pagamento rateale.  L’importo può essere pagato in 4 rate (16 febbraio, 16 maggio, 16 agosto e 16 novembre), ognuna pari al 25% del premio dovuto, dandone comunicazione all’Inail sulla dichiarazione delle retribuzioni. Nel caso di pagamento rateale le rate successive alla prima vanno maggiorate d’ interesse al tasso dello 0,68%.

Sempre entro il 16 febbraio, i datori di lavoro che presumono di erogare nel 2018 retribuzioni d’ importo inferiore a quello del 2017 (per esempio per riduzione di personale, dimissioni, ecc.) possono inviare all’ Inail una comunicazione motivata al fine di ridurre il premio dovuto per il 2018. Con tale dichiarazione vengono autorizzati a calcolare il premio anticipato sulle retribuzioni presunte e non su quelle erogate nel 2017, come avviene ordinariamente.

La presentazione della dichiarazione delle retribuzioni corrisposte nel 2017 va fatta entro il 28 febbraio 2017, esclusivamente in via telematica.

Nell’elaborazione del premio Inail vanno tenuti in considerazione diversi elementi. Ne citiamo qui i principali (prendendo spunto dalla nota Inail del 22 gennaio 2018) e rimandiamo alla guida all’autoliquidazione 2017/2018 pubblicata sul sito dell’Inail (www.inail.it) per gli ulteriori dettagli.

  • Addizionale fondo vittime amianto.

Come illustrato nella circolare Inail n. 2 del 10 gennaio 2018, l’articolo 1, comma 189, della legge 27 dicembre 2017, n. 205 ha disposto che per il triennio 2018-2020 a carico delle imprese non si applica l’addizionale sui premi assicurativi relativi ai settori delle attività lavorative comportanti esposizione all’amianto. Pertanto, detta addizionale non è dovuta sul premio di rata 2018. Per l’anno 2017, invece, l’addizionale è dovuta in sede di regolazione ed è fissata nella misura dell’1,29% sul premio dovuto con riferimento alle voci di tariffa a rischio amianto; l’obbligo di versare l’addizionale è evidenziato nelle basi di calcolo del premio (che l’Inail ha inviato a tutte le imprese) nell’apposito campo “Addizionale amianto L. 244/2007” con il valore “SI”.

  • Riduzione del premio legge 147/2013.

Tale riduzione si applica ai premi ordinari delle polizze dipendenti, ai premi delle polizze navigazione marittima e ai premi speciali unitari delle polizze artigiani. La misura della riduzione da applicare al premio di regolazione 2017 è pari al 16,48% e quella da applicare al premio di rata 2018 è pari al 15,81%.  Tale sconto opera sulle lavorazioni che sono iniziate da oltre un biennio ma ad una precisa condizione:

per le polizze dipendenti, la riduzione si applica confrontando per ogni voce (lavorazione) il tasso applicabile medio del triennio 2014/2016 (TA) (calcolato in base all’andamento infortunistico) e il tasso di tariffa (TM). La riduzione spetta se il TA è inferiore o pari al TM ed è indicata sulle basi di calcolo inviate alle aziende. Quindi è importante per avere tale riduzione del premio un andamento degli infortuni positivo; in caso contrario la  riduzione del premio non spetta;

identiche considerazioni vanno fatte per l’applicazione della riduzione del premio Inail per le polizze dei lavoratori artigiani. Se la riduzione spetta, questa è indicata nelle basi di calcolo inviate all’azienda.

  • riduzione del premio per il settore edile.

Il decreto direttoriale del 5 luglio 2017 ha confermato per l’anno 2017 la riduzione contributiva a favore delle imprese edili nella misura del 11,50%. La riduzione si applica alla regolazione 2017 e compete ai datori di lavoro che occupano operai con orario di lavoro di 40 ore settimanali e alle società cooperative di produzione e lavoro per i soci lavoratori, esercenti attività edili.

La riduzione non si applica nei confronti dei datori di lavoro che abbiano riportato condanne passate in giudicato per la violazione della normativa in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro per la durata di cinque anni dalla pronuncia della sentenza.

Gli interessati devono trasmettere, entro la data di presentazione della dichiarazione delle retribuzioni, l’apposito modello Autocertificazione per sconto settore edile riguardante l’assenza delle suddette condanne, pubblicato in www.inail.it. La domanda di ammissione al beneficio si presenta indicando nella dichiarazione delle retribuzioni sezione “Retribuzioni soggette a sconto” il “Tipo” codice “1” e l’importo delle retribuzioni alle quali si applica la riduzione.

  • Ulteriore riduzione del premio per le imprese artigiane.

La riduzione si applica solo al premio dovuto a titolo di regolazione. Per il 2107 sono ammesse alla riduzione le imprese in regola con tutti gli obblighi previsti in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro dal decreto legislativo n. 81/2008 e successive modificazioni e dalle specifiche normative di settore, che non abbiano registrato infortuni nel biennio 2015-2016 e che abbiano presentato la preventiva richiesta di ammissione al beneficio barrando la casella “Certifico di essere in possesso dei requisiti ex lege 296/2006, art. 1, commi 780 e 781” nella dichiarazione delle retribuzioni 2016, inviata entro il 28 febbraio 2017. La riduzione si applica alla regolazione 2017 nella misura del 7,22%.

Nelle basi di calcolo del premio la sussistenza dei requisiti per la fruizione della riduzione è evidenziata nella sezione “Regolazione anno 2017 Agevolazioni” con il codice 127.

Per il 2018, l’applicazione della riduzione alla regolazione 2018, per l’autoliquidazione 2018/2019, è subordinata alla presentazione della domanda di ammissione al beneficio da effettuare barrando l’apposita casella “Certifico di essere in possesso dei requisiti ex lege 296/2006, art. 1, commi 780 e 781” nella dichiarazione delle retribuzioni 2017 da presentare entro il 28 febbraio 2018.

(B. Toniolatti)

Giovani Agricoltori Sconti Contributivi per 5 anni

Anche per il 2018 ci sono 5 anni di contribuzione ridotta per chi vuole iniziare una attività agricola.

Basta avere meno di 40 anni ed iniziare a svolgere l’attività di coltivatore diretto o imprenditore agricolo professionale.

Pertanto, assolvendo all’obbligo di iscriversi alla previdenza agricola Inps, i giovani agricoltori potranno fruire dell’esonero dal pagamento dei contributi per i primi 36 mesi, mentre li pagheranno in misura ridotta del 66% e del 50% per i successivi due anni.

L’esonero ha come oggetto l’aliquota contributiva per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti (Ivs) e il contributo addizionale. Sono esclusi dall’ agevolazione, invece, il contributo di maternità e il contributo Inail, dovuto dai soli coltivatori diretti. Previsto, infine, che l’esonero contributivo non è cumulabile con altri esoneri o riduzioni delle aliquote di finanziamento previsti dalla normativa”.

Una prossima circolare Inps specificherà i dettagli operativi.

B.Toniolatti

PAGAMENTO STIPENDI – dal 1 luglio divieto del contante


La legge di bilancio 2018, la n. 205/2017, dal comma 910 al comma 913, stabilisce l’obbligo per i datori di lavoro e i committenti privati di pagare le retribuzioni con modalità e forme che escludono l’utilizzo del contante.

Si parte il 1° luglio.

La corresponsione della retribuzione (anche gli acconti) avviene attraverso una banca o ufficio postale utilizzando: bonifico sul conto identificato dal codice IBAN indicato dal lavoratore; strumenti di pagamento elettronico; pagamento in contanti presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento; emissione di un assegno consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, a un suo delegato.

Al datore di lavoro o committente che viola questo obbligo verrà applicata la sanzione amministrativa pecuniaria consistente nel pagamento di una somma che varia da 1.000 euro a 5.000 euro. Però al fine di promuovere la diffusione della nuova normativa e la corretta attuazione delle nuove disposizioni viene disposta la non applicazione delle sanzioni per violazioni commesse entro 180 giorni dall’ entrata in vigore della norma.

Sarà comunque necessario un chiarimento ministeriale in quanto la formulazione letterale della norma lascia intendere che sia possibile continuare a effettuare pagamenti in contante per somme che non rappresentano dal punto di vista fiscale o previdenziale retribuzione, come ad esempio rimborsi spese per trasferte e/o trasferimenti nonché di anticipi di spese per conto del datore di lavoro anche per finalità diverse dalla trasferta.

Nessun dubbio invece sul fatto che il divieto di pagare gli stipendi in contante opera su qualsiasi tipo di rapporto di lavoro instaurato.

Così il testo del comma 912: “Per rapporto di lavoro, si intende ogni rapporto di lavoro subordinato di cui all’articolo 2094 del codice civile, indipendentemente dalle modalità di svolgimento della prestazione e dalla durata del rapporto, nonché ogni rapporto di lavoro originato da contratti di collaborazione coordinata e continuativa e dai contratti di lavoro instaurati in qualsiasi forma dalle cooperative con i propri soci ai sensi della legge 3 aprile 2001, n. 142. La firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione”.

Rimangono esclusi dal nuovo obbligo, lo stabilisce il comma 913, i rapporti di lavoro instaurati con le PA (per le quali già l’articolo 2, comma 4-ter, del Dl 138/2011 ha previsto di divieto di effettuare pagamenti di retribuzioni o compensi in contante per importi superiori a mille euro) e quelli per gli addetti a servizi familiari e domestici (ad esempio colf e badanti).

B.Toniolatti

COLLOCAMENTO OBBLIGATORIO – AZIENDE CON PIU’ DI 15 DIPENDENTI – FINE DEL REGIME TRANSITORIO – ASSUNZIONI ENTRO IL PRIMO MARZO

A fine dicembre è stata approvata la legge di Bilancio 2018, l’ultima di questa legislatura. Ai primi marzo si tornerà a votare e la legge di Bilancio appena approvata risente del clima pre-elettorale in molte norme e non si discosta dalle ultime nell’essere una legge “omnibus” con oltre mille e duecento commi a volte di difficile lettura, con rimandi ad altre disposizioni. Il nostro solito modo di legiferare.

Vari i provvedimenti approvati che interessano direttamente il mondo del lavoro. Li vedremo in una serie di prossimi articoli.

Cominciamo con quello riguardante il collocamento obbligatorio e cioè con la legge n. 68 del 1999.   La nuova finanziaria dispone che dal 1° gennaio 2018 le aziende con 15 dipendenti computabili dovranno assumere un disabile entro i successivi 60 giorni.

Da quella data cessa il regime di gradualità previsto dall’ articolo 3, comma 2, della legge 68/1999,

secondo cui l’ obbligo scattava  con la sedicesima assunzione; termina anche il regime transitorio previsto dall’ articolo 2, comma 2, del Dpr 333/2000, che faceva  decorrere l’ obbligo dopo un anno e 60 giorni dalla sedicesima assunzione.

Pertanto tutte le aziende che al 1° gennaio già hanno 15 o 16 dipendenti (ma non hanno ancora adempiuto all’obbligo di assunzione di un disabile), dovranno assumere entro il 1°marzo 2018, mentre quelle che successivamente raggiungeranno la soglia dei 15, dovranno procedere all’ assunzione nei successivi 60 giorni.

Vediamo pertanto quali strade si possono intraprendere per essere ottemperanti alla legge.

In primo luogo è opportuno verificare con discrezione e nel rispetto della privacy se  al proprio interno ci sono dipendenti che, in possesso della soglia minima di invalidità del 60%, possono comunque essere utilizzati a copertura della quota di riserva, attraverso la cosiddetta richiesta di computo presso gli uffici competenti del collocamento obbligatorio.

Come ipotesi alternativa le aziende possono iniziare sin d’ora a contattare l’ufficio regionale deputato alla legge 68 per stipulare una convenzione in base all’ articolo 11 della legge. Attraverso questo accordo gli obblighi di assunzione potranno essere temporalmente diluiti, eventualmente preceduti da stage o assolti con contratti a tempo determinato e/o parziale.

Quello che va evitato è di rimanere silenti ed aspettare che sia l’ufficio a muoversi. Il rischio in questo caso è che arrivi in azienda un soggetto di difficile inserimento in azienda. L’azienda poi si troverà in grande difficoltà a risolvere il rapporto di lavoro.

Non va dimenticato infine però che l’ articolo 13 della legge 68/1999, recentemente rifinanziato, prevede sgravi contributivi per le assunzioni di lavoratori con una riduzione della capacità lavorativa di almeno il 67% (45% se disabili psichici). Ma anche in questo caso premiata è l’azienda che si muove e trova il soggetto diversamente abile per tempo anche con l’ausilio degli addetti degli uffici del collocamento obbligatorio.

 

Professioni “Vincenti” e “Perdenti” – Indagine dei Consulenti del Lavoro

 

L’ Osservatorio statistico dei Consulenti del lavoro ha effettuato una indagine sui cambiamenti del lavoro in termini di competenze e di figure professionali in calo ed in aumento.

Ne risulta che l’impatto della tecnologia digitale sul lavoro non avrà effetti devastanti sull’ occupazione.

Semmai comporterà la necessità per tutti i lavoratori di adeguare, e anche velocemente, le proprie competenze. Se è vero infatti che molti lavori si avviano a scomparire per effetto dell’automazione dei processi produttivi è altrettanto vero che ne sono nati di nuovi.

A livello nazionale, l’indagine dell’Osservatorio stila la classifica nazionale delle prime 10 professioni «vincenti» e «perdenti».

Andando a vedere (www.consulentidellavoro.it) quali sono i profili altamente qualificati più richiesti dalle imprese in questi anni troviamo al primo posto gli analisti e progettisti di software (+22,9 mila); a seguire: i disegnatori industriali (+20,4 mila), le professioni sanitarie riabilitative (+18,9 mila), i tecnici programmatori (+14,1mila), i tecnici esperti in applicazioni (+13,8 mila), i maestri d’ asilo (+12,5 mila), i tecnici del reinserimento e dell’ integrazione sociale (+11,8 mila), gli specialisti nell’ educazione dei soggetti diversamente abili (+9,6 mila), i tecnici del marketing (+9,4 mila) e gli specialisti nei rapporti con il mercato (+8,1 mila). Restando nello stesso segmento delle alte qualifiche, le professioni più in crisi come dipendenti delle imprese private sono i segretari amministrativi, archivisti e tecnici degli affari generali (-42,4 mila). Seguono i contabili (-30,9 mila), i tecnici statistici (-25,4 mila), i tecnici del lavoro bancario (-16 mila), i tecnici gestori di reti e sistemi telematici (-15,2 mila), gli istruttori di tecniche in campo artistico (-13,8 mila), i tecnici per la trasmissione radio-televisiva e per le telecomunicazioni (-10,9 mila), i ricercatori e tecnici laureati nelle scienze della vita e della salute (-9,8 mila), gli istruttori in discipline sportive (-8,8 mila) e infine i tecnici del trasferimento e del trattamento delle informazioni (-6,9mila).

DATI OCCUPAZIONALI IN CHIARO E SCURO: Aumentano solo i tempi determinati

I dati sul mercato del lavoro diffusi dall’Inps nel mese di novembre, descrivono una situazione che permane “in chiaro-scuro”: la fine degli sgravi generalizzati targati, e forse il clima di incertezza politica, stanno influenzando le scelte delle aziende.

Nei primi nove mesi del 2017 si sono registrati 740.809 rapporti in più; ma la stragrande maggioranza sono risultati a termine (+624.444 contratti). La dinamica delle nuove attivazioni sta seguendo questo trend: impennata dei rapporti a tempo (+27,3%), in particolare somministrazione (+20,1%) e lavoro a chiamata, (+133,2%, -che sostituiscono gli abrogati voucher), e dell’ apprendistato (+26,9%), mentre sono in riduzione i contratti stabili (-3,5%); tale ultimo dato comporta che la percentuale dei nuovi rapporti a tempo indeterminato sul totale è scesa al 23,7% (nel 2016 si sfiorava il 29%; l’ anno prima, si schizzava al 38,3 per cento).